Sulla Differenza - Differenze e Differenti

Sulla Differenza - Differenze e Differenti

di Mons. Domenico Sorrentino, Vescovo di Assisi

Dalla differenza ai differenti. È come dire: dalla cosa alla persona. Cambia tutto!
E se anche si tratta di cose, o animali, il differente invoca uno sguardo che lo colga nella sua verità: margheritina o quercia, farfalla o elefante, piccolo ruscello o grande oceano, atomo o galassia.
Nel differente le comparazioni sbiadiscono, l’originalità risplende.
Ogni cosa ha il suo valore. Ogni cosa il suo destino.
L’adulto guarda alle differenze. Il bambino ai differenti.
Solo i bambini hanno uno sguardo puro.
E quasi ignari delle differenze, sanno dare un’anima ai “differenti”.
Tutti compagni di gioco. Nel gioco del mondo.

Differenza non è una parola cattiva. Tutt’altro.
Purtroppo, in suo nome, l’umanità ha conosciuto e conosce incomprensioni, diffidenze, egoismi, guerre.
Il differente è l’altro. L’altro che non sei tu. L’altro che non ti appartiene.
Non lo puoi manipolare. Lo puoi solo accogliere. Ti può appartenere solo per amore.
Lo puoi guardare con la simpatia e la curiosità di una grande scoperta, e allora ti apre nuovi orizzonti e ti offre nuove possibilità.
Ma sei tentato di percepirlo anche come rivale, dal quale ti devi guardare e difendere.
E la vita diventa una tristezza.
La voglia di far scorrere, sull’increspatura delle differenze, il rullo compressore dell’omologazione risorge sempre nella storia. È sempre in agguato. Fa scorrere il sangue di tutte le tirannie.
Certo non ne siamo immuni nel nostro tempo, dove a tirar le fila del villaggio globale è il dio-mercato e alcuni grandi e nascosti poteri.
In nome della differenza non accolta, considerata nemica, si arrivò agli orrori dei lager.
In nome della differenza di pelle, di lingua e di cultura, si arriva oggi a mettere alla porta lo straniero.

La differenza dev’essere riscoperta come ricchezza, risorsa, bellezza.
A tal fine il messaggio biblico ha un’ispirazione che ci può salvare.
Esso non pone la differenza come minaccia all’unità, ma come l’altro volto dell’unità.
La prima pagina della Scrittura ci mostra un Dio che crea in unità tutte le cose, con un’unica parola, distinguendole all’interno della stessa materia che plasma il mondo.
Soffiando poi nell’uomo un alito di vita.
Una grande opera di distinzione, in cui ciascuna cosa assume il suo posto, come una nota di un grande concerto.
Dagli astri al filo d’erba, tutto ha la stessa radice.
Fino all’uomo e alla donna, che portano non soltanto il segno del Creatore, ma la sua immagine.

Ogni differenza è, nel paesaggio dell’Eden, una differenza armonica.
Ogni dettaglio del mondo, una rifrazione di luce.
Agli animali è l’uomo a dare il nome.
L’uomo pastore degli esseri, pastore dell’essere (Heidegger).

L’essere umano stesso – ciascun uomo e ciascuna donna –, porta in sé le sue differenze.
Non è un monolite. È un microcosmo.
Tutte le differenze del mondo in lui si riflettono e si riassumono.
Egli è il luogo in cui le differenze convergono in unità, e appaiono nella loro bellezza generante, costruttiva, armonica.
Nel grande giardino delle differenze, spicca quella tra uomo e donna. Differenti che si guardano e si incrociano. Differenza speculare, incontro di reciprocità. Non omologazione, ma comunione.
Le differenze danno vita a una umanità di differenti che, se stanno al disegno di Dio, non si guardano in cagnesco, ma si sentono parte di un’unica grande famiglia.
Innumerevoli differenti che abitano la “casa comune” (papa Francesco),
dove anche le cose prendono il volto di “fratelli” e “sorelle”.
Laudato si’ mi Signore..
Nel Cantico di Frate Sole tutto è unitario, tutto è differente.

La Bibbia svela ciò che insidia l’armonia delle differenze.
Fino a rendere i differenti, da fratelli, nemici.
È il peccato, il no detto a Dio. Dunque un taglio con la radice.
I rami perdono la linfa vitale che li fa fiorire.
Ed allora diventano strumenti di guerra. Aridi e noccoluti bastoni sulle teste di deboli e indifesi.
Dalle clave dell’uomo delle caverne alle bombe che cadono sugli innocenti,
nasce la storia di una umanità violenta,
in cui l’altro non è più il differente da rispettare ed amare, ma il differente da conquistare e possedere.
Urge una nuova cultura delle differenze. E dei differenti.
Storia di libertà. Non meschina pretesa di interessi egoistici, ma altro volto di una civiltà dell’amore.

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