Economia: Gli indicatori dello sviluppo - Come evitare la dinamica autoritaria e riprendere l’avanzamento sociale: il caso delle aree interne

Economia: Gli indicatori dello sviluppo - Come evitare la dinamica autoritaria e riprendere l’avanzamento sociale: il caso delle aree interne

di Fabrizio Barca

XVIII Conferenza Nazionale Società Italiana degli Urbanisti “Italia 1945-2045.

Radici, condizioni, prospettive” Venezia, 11-12 giugno 2015
Sessione su: Fenomeni, immagini, rappresentazioni del paese

La diversità come rappresentazione del paese

La politica, le politiche hanno bisogno di una rappresentazione del paese. Quando questa rappresentazione manca, succedono tre cose: le politiche diventano procedure; le politiche non sono sentite e interpretate dai cittadini ed “evaporano”; le diversità divengono complessità e insorge una smania di semplificazione. Sono queste le tre degenerazioni che segnano la storia degli ultimi venti-trenta anni del nostro paese. Dove è appunto venuta a mancare una “rappresentazione”.

E’ la mancanza di una rappresentazione del paese che spiega il fiorire di una moltitudine di norme e di riforme, che si succedono senza una visione, copiando da questo o da quel paese e producendo ciò che Marco Simoni chiama un Frankenstein normativo. Si pensi alle norme sul mercato del lavoro. Come ha osservato Banca d’Italia, ogni singolo articolo di queste norme approvato negli ultimi 20 anni è stato modificato in media due volte nei successivi ventiquattro mesi. Questa ridondanza normativa produce per reazione un desiderio di semplificazione che presto diviene aspirazione autoritaria a interpretare i bisogni e a dirigere i comportamenti.
Da questa situazione si esce solo se torniamo ad avere una rappresentazione nostra, anche orgogliosa del paese. L’ultimo che ha provato a costruirla è stato Carlo Azeglio Ciampi col tentativo di rilanciare la chiave di lettura Resistenza-Risorgimento. Ci ha aiutato per un tratto di strada e ha permesso all’Italia di restare nel disegno europeo. Ma non ha messo radici, non ha creato un sentire forte del paese, forte quanto quello che ci aveva accompagnato nel quindicennio post-bellico e post-fascista.

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Testo della lezione per la decima Lettura annuale Ermanno Gorrieri Modena – 27 maggio 2015

Disuguaglianze territoriali e bisogno sociale. La sfida delle «Aree Interne»
Presentazione

La «Lettura Ermanno Gorrieri» giunge quest’anno alla X edizione. Da dieci anni ci ritroviamo per questo incontro che ha come obiettivo di proporre all’attenzione pubblica una rifl essione – attraverso il confronto con voci autorevoli e qualificate della ricerca sociologica ed economica – sulla questione delle disuguaglianze, che è un po’ la ragione statutaria della Fondazione Gorrieri, insieme alla problematica correlata delle politiche per contrastarle e, più ampiamente, della giustizia sociale. Vorrei richiamare alla comune attenzione anche la circostanza che la «Lettura» di quest’anno si tiene a distanza di pochi mesi dalla ricorrenza del decimo anniversario della morte di Ermanno Gorrieri – avvenuta, come ricorderete, il 29 dicembre 2004 – assumendo quindi un particolare significato nel percorso delle attività della Fondazione dedicata alla sua memoria.

Come di consueto, questo nostro appuntamento è anche l’occasione per fare il punto sul lavoro della Fondazione nell’anno che ci separa dalla «Lettura 2014», tenuta da Linda Laura Sabbadini, il testo della cui relazione – raccolto nell’apposita collana a stampa – è proprio oggi in distribuzione. Fra le attività dell’ultimo anno, da segnalare in particolare il ciclo di incontri periodici – ben riusciti sia per la partecipazione, sia per la qualità delle riflessioni proposte – dedicati ad alcuni dei grandi temi del XXI secolo, dalle trasformazioni del capitalismo, alle prospettive del lavoro, alla problematica dei conflitti internazionali e della pace (con Romano Prodi), del multiculturalismo e del pluralismo religioso, fino agli incalzanti interrogativi sulla democrazia del XXI secolo. Abbiamo intensificato la nostra presenza sul web, nell’ambito di un complessivo progetto – al quale stiamo lavorando – di rimodulazione dei contenuti e di riconfigurazione, anche grafica, dei nostri strumenti di informazione e comunicazione: dal sito istituzionale della Fondazione al portale sulle disuguaglianze sociali, che ormai contiene più di 10.000 titoli bibliografi ci catalogati (saggi, volumi, fonti documentaristiche, ecc.) nel campo delle disuguaglianze. È stata puntualmente realizzata, con invio gratuito a chiunque ne faccia richiesta e con riscontri molto positivi, la newsletter, che mese per mese riporta una selezione dei principali articoli usciti su periodici nazionali – sempre in tema di disuguaglianze sociali – insieme all’informazione sulle più rilevanti iniziative (convegni, seminari, corsi di studio e di formazione) nel settore del welfare e delle politiche sociali. Da poco, abbiamo anche attivato un canale della Fondazione su youtube e la pagina facebook. L’obiettivo di queste iniziative è, ovviamente, di raggiungere e aggiornare il maggior numero possibile di persone interessate, o interessabili, alla tematica delle disuguaglianze e della giustizia sociale.

Venendo all’argomento della «Lettura» di quest’anno, il focus è costituito dalle disuguaglianze territoriali, in ideale prosecuzione con
alcune delle tesi esposte lo scorso anno da Linda Laura Sabbadini, che – con riferimento ai soggetti, alle dimensioni e alle forme delle disuguaglianze nell’Italia della crisi – poneva in particolare evidenza proprio la questione delle disuguaglianze territoriali. Se la crisi ha colpito tutti, è stata nondimeno molto selettiva, colpendo più alcuni segmenti di altri: gli uomini più delle donne, più il sud del nord, più i giovani degli ultracinquantenni, più i minori e in particolare i bambini. L’indicazione conclusiva era che le disuguaglianze territoriali rappresentano il grande vulnus del nostro paese, essendosi approfondite di anno in anno per quanto riguarda sia il mercato del lavoro, sia la deprivazione economica e la povertà. Ripartiamo dunque da lì con l’odierna riflessione.

Fabrizio Barca, che salutiamo e ringraziamo calorosamente per avere accolto il nostro invito, ci spiegherà le ragioni per cui il problema delle vistose e inique ineguaglianze territoriali ha carattere strutturale per il nostro paese, assumendo come angolo visuale emblematico la questione specifica delle «Aree Interne», con il suo carattere di sfida per le politiche, costituzionalmente fondate e richieste, dell’equità sociale e dell’uguaglianza. Presentare in poche parole Fabrizio Barca è impresa impossibile, stante la vastità e la particolare ricchezza dei suoi percorsi di ricerca e di impegno e dei molteplici uffici ricoperti. Mi limiterò dunque a ricordare le sue competenze di economista e di studioso della storia del capitalismo in Italia e il suo attuale incarico di Dirigente generale al Ministero dell’Economia e delle Finanze. Fra i molteplici e prestigiosi uffici ricoperti, è stato capo della Divisione ricerca della Banca d’Italia e – proprio con riferimento alle esperienze acquisite sul tema odierno – è stato Ministro per la Coesione territoriale nel governo Monti (2011-2013); ha presieduto (dal 1999 al 2006) il Comitato per le politiche territoriali dell’Ocse; ha steso, per la Commissione Europea, il Rapporto indipendente sulle politiche di coesione.

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Altri contributi

Scheda del libro di Fabrizio Ricci. Conversando con Fabrizio Barca. Viaggio nell’Italia Diseguale. Ediesse 2018

La disuguaglianza è il peggiore nemico del tempo presente. Essa può assumere molte forme: c’è quella economica, quella sociale, ma c’è anche quella di «riconoscimento». L’Occidente è attraversato da queste faglie di disuguaglianza, che hanno una natura fortemente territoriale: faglie fra aree rurali e urbane, fra periferie e centri, fra città in decadenza e fiorenti. Se queste sofferenze non trovano la strada dell’avanzamento sociale, si trasformano in rabbia verso élites e istituzioni e in deriva autoritaria.
L’Italia non fa eccezione. C’è una parte importante del Paese che avverte l’abbandono. Sta nelle periferie. E nell’Italia delle due «erre», rurale e rugosa, l’Italia delle aree interne. Qui si combatte una sfida tra innovatori e rentiers, ovvero quelle parti di classe dirigente locale più preoccupate di difendere rendite di posizione che di invertire il declino.

Quando sono questi ultimi a vincere, per i giovani e gli innovatori le possibilità sono due: una è la
fuga, l’altra è l’insubordinazione ai rituali del passato.
Fabrizio Barca è un sostenitore convinto di questa seconda ipotesi. Perché per costruire una nuova stagione di avanzamento serve uno shock, affinché le aree interne possano diventare motore di nuovo sviluppo per l’Italia. Il cambiamento va però innescato attraverso un processo «rivolto ai luoghi», che parta cioè dall’azione delle comunità e dei cittadini organizzati, che, nel vuoto lasciato dai partiti, diventano i protagonisti.

È l’insegnamento della travagliata esperienza aquilana, dopo il sisma del 2009. Ed è un metodo che, in forme diverse, vale anche per le grandi città, persino per Roma.

Questo piccolo viaggio fatto di domande e risposte, tra aree interne, zone terremotate e degrado urbano, vuole provare ad offrire spunti per la costruzione di un progetto, certamente ambizioso, ma possibile. In cui una parte del paese è già impegnata.

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da Home page FORUM Diseguaglianza
Due fenomeni segnano la società italiana:
elevate e crescenti disuguaglianze, il diffondersi della paura per il futuro e una rabbia crescente di chi si sente lasciato indietro;
impegno e creatività diffusi, in associazioni, Pubblica Amministrazione, impresa che producono anche una moltitudine di pratiche innovative di contrasto delle disuguaglianze, ma non cambiamenti di sistema.

Il FORUM intende disegnare politiche pubbliche e azioni collettive che riducano le disuguaglianze e favoriscano il pieno sviluppo di ogni persona (diversità). E vuole costruire consenso e impegno su di esse.

Grazie all’alleanza fra cittadini organizzati e ricerca, ragioni e sentimenti presenti in una moltitudine di pratiche possono aiutare a trasformare paura e rabbia nell’avanzamento verso una società più giusta
elevate e crescenti disuguaglianze, il diffondersi della paura per il futuro e una rabbia crescente di chi si sente lasciato indietro;
impegno e creatività diffusi, in associazioni, Pubblica Amministrazione, impresa che producono anche una moltitudine di pratiche innovative di contrasto delle disuguaglianze, ma non cambiamenti di sistema.

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