Arte - Happening: una festa d’arte

Arte - Happening: una festa d’arte

di Enrico Sciamanna

Il “concetto” di Terzo Paradiso si è diffuso con un’intensità e una congruenza che trova pochi riscontri nell’arte contemporanea. L’idea di Michelangelo Pistoletto, resa tramite un segno grafico di volta in volta arricchito, coniuga l’essenzialità con la ricchezza e la modularità della definizione, che a loro volta sono interconnesse. Il paradiso, anche in senso etimologico è un luogo, di/ che tende alla/ perfezione ed evoca armonia, equilibrio. Il simbolo che l’artista introduce, incrementando quello che indica l’infinito geometrico ma non solo, aggiunge un valore in più grazie al quale Pistoletto, radicandolo sulla terra, tra l’umanità, assegna alle persone un senso di responsabilità. Il paradiso è dell’uomo, totalmente dell’uomo, è il παράδεισος, l’hortus conclusus, l’avestico pairidaēza, non confezionato da entità superiori, bensì l’ambito ideale che ha percorso la storia e che si è chiamati a creare, intervenendo sulla natura, modellandola con riguardo all’uso degli esseri, e custodendola con interventi rispettosi e responsabili, perché, se così non sono, risultano soltanto dannosi.

Le sue flessioni, secondo modalità decisamente differenziate, utilizzando materiali e cromie svariati, fino agli alberi, gli ulivi dell’istallazione assisiate, ma ciascuna calata in un contesto che le alimenta, specialmente quando sono a diretto contatto con la terra, interlocutrice primaria, ma non esclusiva, hanno creato quel panorama di proposte che, come si diceva in apertura, per costanza e vigore rappresentano il potere persuasivo del messaggio.

La piedra es una frente donde los sueños gimen

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La piedra es una espalda para llevar al tiempo.

Il Cortile dà l’occasione di una convocazione delle persone di buona volontà, a testimoniarla, trasportando da un luogo della terra – nelle aree circostanti, le cave, il greto del torrente, un edificio in rovina – una pietra da commettere insieme alle altre, per formare, secondo le indicazioni dell’artista un ulteriore, effimero Terzo Paradiso, una chiamata che completa il concetto di responsabilità, in quanto il gesto metareale del percorso della pietra sottoscrive l’adesione al progetto che l’artista propone. La pietra, il semplice sasso, la cortina lavorata, occupa nella storia, nella mitologia, nella religione e nella letteratura un posto di rilievo. Le pietre che si depositano sulle tombe ebraiche garantendo continuità generazionale, quindi “immortalità”, la pietra della fionda di Davide, dell’unzione e del sepolcro di Cristo, Deucalione e Pirra che se ne servono per ripopolare la terra, lastricano il nostro immaginario. Sono “una fronte dove gemono i sogni” o, addirittura, ne costituiscono l’impianto, come lo sono di case e città, “una spalla per portare il tempo”.

La fotografia, l’immagine in movimento oggi si appressa all’immaterialità, non ha peso, è quanto di più lontano si può immaginare dalla pietra. Il suo viaggiare è illimitato e non richiede che una minima energia. Qui dialogano pietra e fotografia, due campioni dell’arte contemporanea che insieme trasmettono, tramite il coinvolgimento responsabile di donne e uomini che attestano con la loro azione, quella di prelevare un sasso, di depositarlo a formare il Terzo Paradiso e poi restituire al luogo di provenienza la pietra per ristabilire l’ordine, la loro messa in campo, la volontà a partecipare, ad impegnarsi per un terzo paradiso. Oliviero Toscani, con una riproposizione del suo ormai paradigmatico Razza umana, isola ed esalta il gesto del trasporto delle pietre, sottolinea con la sua certificazione visiva i punti focali dell’itinerario. Uomini e pietre che transitano per comunicare un messaggio, sintetico ma chiaro. La chiarezza risiede proprio nell’essere lì, per propria volontà, dichiarando, anche con il proprio volto, di condividere l’impegno di sentirsi individui di un consorzio, per la difesa del pianeta. E mettersi a disposizione per l’immagine, significa asserire di essere corresponsabili.

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